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Full text of "Soccavo"

V 



b28ls 




SOCCAVO 



PER 



MICHELE SCHERILLO 



\ 



r 




SOCOAVO 



PER 



MICHELE SCHERILLO 



REMOTE STORAGE 



AI BENEMERITI 
SINDACO E CONSIGLIERI 

DEL COMUNE DI SOCCAVO 

Michele Sciierillo 

DEDICA 



-1 '• *i-" . ' 



! & 



la mezzo ad un' amena valle, terminata a settentrione 
dal monte dei Camaldoli, all' oriente dalla collina del Vo- 
mero, a mezzogiorno da quella di Posilipo e di Canzanella, 
ed all'occidente dai colli di Àgnano, siede Soccavo: — un 
villaggetto di poco più che duemiladuecento abitanti, lonta- 
no cinque chilometri da Napoli, dieci da Pozzuoli , due da 
Pianura. E, ed è stato sempre un municipio autonomo, ed 
ha avuto sempre la sua parrocchia. Pino al 1805 fece 
parte della provincia di Terra di Lavoro, nel quale anno 
Giuseppe Bonaparte emanò un decreto , con la data del 
5 settembre, col quale stabilì che questo Comune facesse 
parte della provincia di Napoli. E uno dei comuni del 
circondario di Pozzuoli, ed è frazione del collegio eletto- 
rale di Chiaia. La parrocchia dipende dalla diocesi di 
Pozzuoli. 



CAVA 



La voce Soccavo, Succava o Subcava, come trovasi nelle 
carte antiche, vorrebbe indicare un paesello messo sotto 
una cava. Infatti , verso la metà del lato dei Camaldoli 
che guarda mezzogiorno, un poco verso occidente, è una 
Cava di piperno. Questa fu certamente la causa efficiente 
della formazione di Soccavo. E chi furono quelli che prima 
tagliarono il piperno di questa Cava ? 

Niccolò Carletti, nella Storia della Regione bruciata, 
dice che la nostra Cava fu opera dei Romani; i quali vi 
tagliarono pietre per la somma crosta della via Appia \ 
Ma il Carletti non badò alla grande differenza che v'era 
fra il piperno della nostra Cava, e quei massi, che ancora 
restano, delle vie romane. La cava, dove i Romani taglia- 
rono le selci per le strade di Pozzuoli , Cuma , Bacoli e 
Miseno, fu quella di Quarto, detta di Marmorino; e questa 
scoperta si deve al Monticelli 2 . 

Nei documenti , la prima volta che apparisce il nome 
di Soccavo, è nell'anno secondo dell'impero di Ottone IV, 
cioè nel 1210. Ma pare che in questi tempi Soccavo non do- 
vesse essere altro, che poche case coloniche sparse; poiché in 
ambidue i documenti, riportati dal Giustiniani, non gli si 



1 Ecco le parole del Carletti: « Nel luogo di Soccavo i Ro- 
mani formarono una grotta, appena credibile, nel corpo di un'im- 
mensa lava di raffreddato bitume , in dove tagliarono pietre per 
la somma crosta della via Appia. » — Reg. bruc. di Campagna 
felice; num. 14, nota b. 

2 V. Giovanni Scherillo. Della venuta di S. Pietro Apostolo 
in Napoli della Campania; libro IH, cap. VI, par. LXTL 



trova dato altro nome, che quello di locus 1 . In ogni mo" 
do allora già v'era la Cava, e vi doveva essere anche da 
qualche tempo, perchè già questi luoghi portavano il no- 
me di Succava. Quindi i nostri aborigeni li dobbiamo cer- 
care in tempi anteriori al 1210. 

Nel 1207 i Napolitani distrussero Curna , divenuta ri- 
cetto di ladroni di terra e di mare 2 . E chi sa , se, dopo 
la distruzione di questa città , non si fosse incominciata a 
radunarsi in queste parti popolazione, formando diversi vil- 
laggi? 3 Ma la troppa vicinanza di tempo, fra il 1207 
ed il 1-210, distrugge in parte la supposizione, che i primi 
moritesi di Soccavo fossero stati i Cumani. 

Un altro avvenimento , pel quale si formarono nuovi 
villaggi , fu la distruzione di Miseno , fatta dai Saraceni 



1 L'articolo del Giustiniani, alla voce Soccavo, e il seguente 
« Soccavo — Villaggio regio in provincia di Terra di Lavoro , 
in diocesi di Pozzuoli. Da Napoli dista presso a 2 miglia , e da 
Pozzuoli 6. E situato in luogo piano , ma di aria niente salubre. 
Il suo territorio dà frutta in abbondanza , e vino di molto corpo. 
Gli abitanti ascendono a circa 1260 , addetti ali 1 agricoltura , ed 
alla vendita dei loro prodotti. La più antica menzione trovata di 
questo villaggio è sotto Ottone IV, e Federico IL Va detto ne 1 di- 
plomi Succava, e infatti in una carta elei 7 agosto dell'anno 2° 
di esso Ottone , si legge : « Thomas Ipatus vendit donino Joanni 
» Torto terram positam in loco Succava subtus S. Salvatorelli ad 

> dispectum et coheret cum terra Ecclesie sancti Joaunis Catto - 

> lice majoris, et cum terra Ecclesie S. Potri ad Monaco Cupo. » 
(È nell'archi?, di S. Gregorio, detto S. Liguoro, segnata n. 126). 
In altra dell'imperador Federico II, si legge (nell'archiv. di S. Se- 
bastiano, segn. CLXXXVI) : « Venerabilis Oddo àbbas monasteri] 
» S. l'etri ad Castellani concessit ad annuuxn oenaum Maffeo de 

- Miranda petiam imam terre positam in loro Sucoave ubi dici- 

» fcnr ad Sminuii.'. » In altra finalmente del di U> agosto 1282, si 
trova appellato Subcava ( nel detto aroh. di S. Sebastiano, Begn, 
CCCIVj, e talvolta poranche Succaus. » — ■ Lessino Giustiniani. Di- 
zionario geografioo-ragionato del regno di Napoli. Nap, L805. 

1 Per la distrazione di Cnma, \. r. Càpboblàtbo. Storia del re- 
gno «lì Napoli -, libro V, 

8 <mi i im I .i. op. C. TOC6 Mitrano. 



9 
nel secolo IX, e proprio verso 1' 846 K Forse alcuni dei 
Misenesi fuggiaschi capitarono in queste parti, e, trovando 
questo strato di piperno, si posero a tagliarlo. 

Ma un notevole aumento di popolazione ve lo dovet- 
tero apportare gli abitanti di Tripergola , villaggio clie 
era a due miglia da Pozzuoli, quando il 1538 avvenne quel- 
T orribile convulsione di suolo, che finì con la nascita di 
Montenuovo. Simone Porzio e M. A. celli Falconi, scrittori 
contemporanei a quell'avvenimento, ci narrano come quegli 
sventurati abitatori, abbandonando le loro case, e quelle 
terre, dove avevano riposta tutte le loro speranze, si fos- 
sero rifuggiti verso Napoli 2 . Ora la maggior parte di 
questi raminghi, essendo contadini, è naturale che dovet- 



1 Gli storici non si accordano su questa data. Giovanni Diacono 
(Acta translationis S. Sossii, ap. Falcone — Intera istoria di S. Gen- 
naro, lib. II, cap. IX) pone questa distruzione 60 anni prima della 
translazione di S. Sosio, la quale avvenne il 920. Il Corcia ( Storia 
delle due Sicilie; Opicia , III, 68) segue quest' autore. TI Mazocchi 
(Corani, in vetus marra, s. neap. eccl. kalendarium ; voi. If, XVI 
Maii, nota 117) prova che demolitio Misenatis oppidi panilo post 
ami. 850 contigit. Io ho ritenuto V 846, perchè in quest 1 anno i 
Saraceni abbandonarono Miseno, per andare a Roma (Muratori, 
Ann. d' It. an. 846) ; e mi pare che quella abbia dovuta essere 
T occasione per distruggere Miseno, che era divenuto loro quartiere. 

2 C09Ì dice il Porzio: « Eo ipso die bora noctis II iste terrae 
cumulus, aperto veluti ore, magno cura, freraitu, magnos ignes evo- 
rauit, pumicesque et lapides, cinerisque foedi taatam copiam , ut 
quae adhuc extabant Puteolorura aedificia operuerit, berbas omnes 
texerit, arbores fregerit, pendentemque vindeiniam ad sextura usque 
lapiderà in cineres verterit, aves quoque, et nonnullas quadrupe- 
des bestias interemerit ; fugientibus per tenebras Puteolanis cura 
natis et uxoribus, et magno gemitu eiulatuque, Neapolim sese re- 
cipientibus. » cioè: « In quel giorno medesimo (29 settembre 1538) 
a due ore di notte, questo ammasso di terra, come da una bocca 
spalancata , gittò fuori , con gran fracasso , molto fuoco e pomici 
e sassi, e tanta abbondanza di sozza cenere, che coperse i vicini 
edifìcii dei Pozzuolani, nascose tutte le erbe, e spezzò gli alberi; 
mutò in cenere la pendente vendemia , fino al sesto miglio , ed 
uccise anche degli uccelli ed alcuni quadrupedi. I Pozzuolani fug- 



10 
tero ridursi in luoghi campestri; e, trovandosi Soccavo 
vicinissimo a Napoli, non si può inferire che qui se ne 
fosse fermata una parte? E questa supposizione è anche 
convalidata dal vedere, appena due anni dopo questo fatto, 
aperta una chiesa a Soccavo K 

Adunque pare che Soccavo sia stato formato da una 
parte di Misenesi (846), forse da qualche Cumano (1207), 
e dai Tripergolesi (1538). 

La tradizione dice che, prima del 1656, Soccavo fosse 
un villaggio grande forse più del presente; e che la peste, 
avvenuta in queir anno , ne distrusse quasi tutti gli abi- 
tanti. Ma , se furono distrutti gli abitanti , ne dovevano 
rimanere le case; eppure non abbiamo molte case di an- 
tica data di costruzione. 

La nostra Cava ora non ha nulla di straordinario; ma 
la tradizione dice, che non è questa l'antica Cava. — L' an- 
tica Cava era immensa: un suo braccio traforava la mon- 
tagna, e riusciva a Pianura; un altro era giunto in di- 
rezione dell' Eremo dei Camaldoli , sicché , al battere dei 
martelli, tremolavano i candelieri dell' altare ; ed altri in- 
finiti bracci traforavano il monte in ogni direzione. Il 
Carletti segue questa tradizione, e 1' abbellisce : « La sor- 
prendente grotta fu formata nel corpo di annosissima lava 
di raffreddato bitume, tutta ampia e lunghissima, a seconda 
delV andamento delV ammasso, ed è di altezza eccedente, per 



givano per le tenebre Insieme coi loro figliuoli, e colle Loro mogli; 
e, con gran pianto e grandi Lamentìi bì riduoevano n Napoli. » 
VA il Falconi: « Li poverelli cittadini di Pozzuolo, sgomentati 
bombile spettacolo, abbandonate Le proprie case, pieni di 
quella fangosa <■< cinerulenta pioggia, La quale duro lutto il giorno 
per quel pa endo Le morte *-<d volto però depinto dei suoi 

Colori, <dii ed figlio in braccio, chi COD BaCOO pieno didle loro nu>- 

ieritie, et chi con qualche asinelio carico, guidava La ibigottita 
rlifl rerso Napoli* » —l tre rari limi opuscoli di Bzkoni 
Ponzio, di Gi&olàko Boboia, e di Marcantonio dblli Falconi, Na- 
poli ! 
1 ri i bivio parrocchia le. 



11 

quanto si osserva, non senza grande incomodo e pericolo . . . 
per cui pub dirsi die i cavi fatti in questa montagna, ri- 
guardati sotto un punto di veduta, formano Videa d'un pe- 
ricolosissimo e disordinato laberinto tutto orrore ed oscurez- 
za » 1 . Una frana cadde innanzi a questa Cava « sorpren- 
dente », e l'otturò. Per disavventura v'erano dentro dei mon- 
tesi, ed un carro a cui erano aggiogati due buoi. I Soccavesi 
di fuori incominciarono a lavorare per scavare un' uscita 
a quei sepolti vivi ; ma, quando essi riuscirono ad entrar 
dentro , trovarono i montesi morti , con le braccia rosic- 
chiate, e solamente le ossa dei buoi. Quei meschini erano 
morti di fame , dopo d' aver mangiati i buoi , e rose le 
proprie braccia. 

In qual tempo si fosse finito di tagliare il piperno nella 
nostra Cava, non si sa. Il Carletti 2 afferma , che nel 
1787, tempo in cui egli scriveva, si cavava ancora a Socca- 
vo; ma il Sacco, che scrisse nel 1746, non fa menzione di 
questo fatto 3 , laddove parla degli scavi , che in quel 
tempo si facevano a Pianura. Nel 1613 certamente ancora 
vi si cavava, poiché in quest' anno fu fatta la Croce. 

La quale è un monumento, posto all' imboccatura d' una 
strada di Soccavo, formato di un sol pezzo di piperno, 
messo sur una base di tre gradini. Sulla sua fronte è scol- 



1 Carletti — 1. e. 

2 L. e. 

8 1/ articolo del Sacco , su Soccavo, è questo : « Soccavo — Ca- 
sale regio di Napoli , nella provincia di Terra di Lavoro , ed in 
diocesi di Pozzuoli ; il quale giace in una pianura , d 1 aria non 
buona, e nella distanza di sei miglia dalla città di Pozzuoli, e di 
due in circa da Napoli. Sono da marcarsi in questo regio casale, 
chiamato nelle carte anticiie Suecavà e Subcava, una Chiesa par- 
rocchiale sotto il titolo dei santi Apostoli Pietro e Paolo, ed una 
Confraternita laicale , sotto V invocazione di S. Francesco. Il suo 
terreno abbonda di frutti d' ogni sorta, e di vini generosi. Il nu- 
mero dei suoi abitanti ascende a 1336, sotto la cura spirituale di 
un parroco. » — Francesco Sacco. Dizionario geografico-istorico-fisico 
del regno di Napoli. Nap. 1746. 



12 

pito in bassorilievo lo Spirito Santo ; in capo a Y un dei 
lati , al destro, S. Pietro , in capo al' altro S. Paolo ; nel 
mezzo il Cristo , sotto i cui piedi , in ordine discendente, 
un teschio, i chiodi, la corona di spine, la veste, e la lu- 
cerna. Sulla base è scritto : 

IUNIUS F. * 

1613 2 



1 < Milli io t •'.•(-. 

li grande archeologo Cablo Ho mi fece copiare in legnoque- 
i,i Croce, e porre nel r. Museo borbonico, ora aa rionale, 'li Napoli. 



13 

CHIESE 

Il 1540 fu costruita la prima chiesa a Soccavo, di cui di 
cesi che fosse gran parte quella cappella della moderna Par- 
rocchia, che è dedicata all' Addolorata. Alcun tempo dopo, 
uno della famiglia ducale di Piscicelli, la quale possedeva 
molti dei campi di Soccavo, donò all' Eremo camaldolese 
un fondo, a condizione che alcuni di quei frati venissero 
qui, a dare agio ai contadini di adempire facilmente i do- 
veri della religione. I Camaldolesi allora, per loro como- 
dità, si fabbricarono a Soccavo un piccolo ospizio, il quale 
è quella casipola posta in capo al gruppo dei Cortili, e che 
ha sull'uscio di via una nicchia , in cui è il busto del Re- 
dentore. Nel 1586, Giovan Francesco Egidio, anh'esso duca 
di Piscicelli, assegnò alla Parrocchia di Soccavo la rendita 
di 24 ducati annui, su di un fondo presso il lago di Agna- 
no, perchè fossero dati alle donzelle povere, orfane di padre 
e di madre, le quali fossero già promesse in matrimonio. 
Ed un altro dei duchi di Piscicelli , Giovan Battista Egi- 
dio , fece innalzare il Campanile , ed in ricordanza vi fu 
scritto sulla fronte: 

Giov. Batt. Eg. Dyx 

Nel 1775 la Chiesa parrocchiale ebbe una grande rifa- 
zione; la quale è ricordata da questa epigrafe, posta ac- 
canto alla porta della Chiesa, a destra di chi entra : 



14 . 

VETUS . HOCCE . TEMPLUM 

SS. AA. PETRI . ET . PAULI . NOMINE 

AUGUSTUM 

IOANNES . BAPTISTA . GRIMALDUS 

ET . NICOLAUS . INCORONATUS 

TERRAE . SUBCAVAE . ELECTI 

ADNITENTE . PAROCHO 

R. D. D. MARCO . SCALA . E . PUTEOLIS 

PUBL. PEC. RESTITUERUNT 

AN. AE. DIONYS . MDCCLXXV K 

Questa nuova Chiesa fu consacrata nel 1778, dal vescovo 
Girolamo Landolfo ; come si rileva dall' epigrafe , posta 
dirimpetto all' altra : 

ECCLESIAM HANC DEO OPTIMO MAXIMO 

IN HONOREM APOSTOLORUM PETRI ET PAULI NUNCUPATAM 

HIERONYMUS LANDULPHUS EPISCOPUS PUTEOLANUS 

SOLEMNI CUM PRECATIONE AC RITU 

CONSECRAVIT ANNO MDCCLXXVIII 

SANCTORUM MARTYRUM RELIQUIIS ET INDULGENTIIS 

HONESTAVIT 

DIEMQUE DEDICATIONIS QUOTANNIS 

DOMINICA V POST PASCHA 

RECOLENDAM PRAESCRIPSIT 2 . 

Essa era fatta a croce, e, sull'incrociatura, s'elevava la cupo- 
la; e tre altari di marmo terminavano i bracci della croce. 

1 Giovanbattista Gbimaldi c Nicola Incoronato, eletti della 
Terra diSoccavo, con l'aiuto del parroco, reverendo Big. D. Manco 
Scali da Pozzuoli, rinnovarono col danaro pubblico questo vecchio 
Tempio, augusto pe] nome dei Banti Apostoli Pietro e Paolo, nel" 
r anno dell' era crisi Lana 1 7 7 r> . — 
E sbaglio «li colui che incise L'epigrafe, il cedervi scritto, in 
del IfDCCLXXV, il mimvlxwv. 

Nell'anno 1778, Giboi imo Landolfo, vesoovo «li Pozzuoli, oon- 

,i Dio ottimo mi limo, con preghiere < i rito solenne, questa 

Chiesa, che n« il nome degli apostoli Pietro e Paolo, [noltre La 

decorò «li reliquie dei lanti Martiri, e di indulgenze; ed ordinò che 

ogni .mi!" lolennizsato il giorno della oonsaorazione di i 
che fa La quinti domenica dopo Pasqua. 



15 
Ma, non passarono più di ottantaquattro anni, e bisognò 
pensare a instaurare questa nuova Chiesa. Nel 1859 il Co- 
mune di Soccavo, d'accordo con la Congregazione di S. Fran- 
cesco d'Assisi , ne dette V incarico air architetto Andrea 
Rtspoli. Verso la metà del medesimo anno, s' incomincia- 
rono i lavori, e finirono in sulla fine del 1860. E questa 
rifazione costò 6794 ducati. In memoria fu posta nella 
Chiesa una lapide , con questa iscrizione , dettata dal ca- 
nonico Giovanni Scherillo : 

TEMPLUM HOC 

DIVIS APOSTOLIS PETRO ET PAULO NUNCUPATUM 

CUM MINUS IN DIES 

INCOLARUM NUMERO SUCCRESCENTI 

ESSET CAPIENDO 

PUBLICA MUNICIPII FRATRUMQUE CORPORATORUM 

SANCTI FRANCISCI ASSISIENSIS 

ULTRO COLLATA PECUNIA 

LONG1US PROTRACTUM 

NO VIS SACELLIS ARIS ET SACRARIO AMPLI FIO A TUM 

IN IPSA VERO VETERI SACRAE AEDIS PARTE 

NON SECUS AC LAQUEARI ET FRONTE 

ELEGANTIUS EXPOLITUM 

SESE SPECTANDUM EXHIBET 

UT DE NOVO POTIUS DIXERIS CONDITUM 

QUAM RESTITUTUM 



XVIII VIX MENSIBUS AB INCOEPTO OPERE 

DIVINIS MYSTERIIS ITERUM PATUIT 

AN. MDCCCLX l 



1 Poiché di giorno in giorno questo Tempio, col titolo dei santi 
Apostoli Pietro e Paolo , diveniva meno capace del numero cre- 
scente degli abitanti , fu , col danaro pubblico , avuto spontanea- 
mente dal Municipio e dalla Congregazione di S. Francesco d' As- 
sisi, allungato ed arricchito di nuove cappelle, di altari e di sa- 
grestia , e fu resa più elegante quella parte del vecchio Tempio 
sacro, come pure la soffitta e la facciata; sicché ora diresti che sia 
stato rifatto, anziché racconciato. — Dopo appena diciotto mesi da 
che fu cominciata l'opera, fu riaperto ai divini misteri, Panno 1860. 



16 

La quale Chiesa fu benedetta dal vescovo Raffaele Purpo 
nel 1861, e consacrata dal vescovo Gennaro de Vivo, ai 
5 aprile del 1877. E formata da una grande navata, alla 
cui estremità è posto l'altare maggiore ; e, lungo ciascuna 
delle due pareti della navata, rientrano due cappelle. La 
soffitta è piana , e non vi è punto cupola. 

La prima cappella a sinistra di chi entra è quella del- 
l' Addolorata; la quale, come dissi, faceva parte dell'antica 
Chiesa edificata il 1540. In essa è un quadro in tavola, 
rappresentante la Vergine del Soccorso ; la quale vi si 
trova assisa sur un trono, ai cui lati stanno S. Pietro e 
S. Paolo. Alla base del quadro è scritto : 

A 1509 

Questa cona e Fatta di Lem 
osinae di dovere 

E mancano le rimanenti parole. Sull' altare di questa cap- 
pella celebrò messa tì. Alfonso dei Liguori; il quale pos- 
sedeva quel fondo di Soccavo, che è circoscritto dalle vie 
Croce, Fondaci e Mascolo, e che si stende fino alle falde 
dei Camaldoli 1 . 

Dirimpetto alla cappella dell'Addolorata, è l'altra di 
8. Nicola di Bari, la quale era la cappella gentilizia dei 
Franchi 2 . 

Gli altari delle due cappelle seguenti portano scritto 
alla base : 

I). 0. M. 

BÀEC ARA EX MAIMAK VIRGINIS 8EPTEM DOLORUM 

0OLLA.TITIA PECUNIA PQIT EXTRUCTA 

SUB AUSPICIIS ANGELI CATANEA PAROCH1 

A. MDCCCXV :i 

1 in questo fondo li addita anoora una cappellina , che bì dice 
ai e itata la cappella privata di B. Alfonso. 

Platea. 
• a Dio ottimo e massimo. Quest'altare di Maria Vergine 
dei Bette Dolori fa eretto con danaro ra< otto gli au picii 

de] parroco Lmoblo ( li pàkia, nell 1 anno I 



17 

S. Pietro e S. Paolo sono i protettori di Soccavo, e lo 
furono fin dai suoi tempi più remoti. Cagione del loro 
protettorato fu la tradizione che ambidue fossero passati 
per queste parti, nell'andare da Napoli a Pozzuoli. Poiché 
la via Antiniana , V una delle strade, che univano le due 
città, passava per Soccavo 1 ; come dimostra una colonna 
milliaria , che sta nel podere del Duca d' Accadia , sulla 
quale è incisa questa iscrizione : 



IMP . CAESAR, . DIVI 

NERVAE . F . NERVA 

TRAIANUS . AUGII stus 

GERMANICUS . P ontifex 

MAXIMUS . TRI bunicia 

POTESTATE VI . IMP . II . 

COS . IIII . PATER . PATRIAE 

INCHOATAM . A . DIVO . NERVA 

PATRE . SUO . PERAGENDAM 

CURAVIT 2 

Festa di S. Pietro. — Ai 29 di giugno si celebra la fe- 
sta di S. Pietro e S. Paolo ; la quale ora è giunta a tanta 
splendidezza^ da oscurare quelle dei paesi vicini : — due o 
tre fanfare napolitane, magnifica illuminazione, fuoco ar- 
tificiale da non temere il confronto con quello delle feste 



1 V. Giovanni Scherillo — Di una meravigliosa spelonca, nuova- 
mente scoperta nelle vicinanze di Cuma ; nota l a — La venuta 
di S. Pietro ap. nella città di Napoli; libro IV, cap. 1° — e La 
grotta di Sejano diss. 2. a (Atti dell 1 Acc. Ercolan. voi. IX, p. 350). 
— Nicola Corcia — Storia delle due Sicilie; voi. II, Opicia, IV — 
Mariani de Laurentiis — Universae Campaniae felicis antiquitates; 
tom. II, diaiQifiì] VII. 

2 Quinto (miglio da Pozzuoli). L' imperadore cesare, figliuolo 
del divino Nerva, Nerva Traiano , augusto , germanico , pontefice 
massimo, tribuno per la sesta volta, capitano per la seconda, con- 
sole per la quarta, padre della patria, curò di finire (questa via), 
cominciata dal divino Nerva suo padre. 

2 



18 
più famose. E qualche anno , a tanta pompa s' aggiunge 
la rappresentazione di un dramma sacro: la Decollazione 
di S. Paolo; alla quale il popolo assiste fremendo ed im- 
precando al tiranno, che condanna a morte V uno dei pro- 
tettori di Soccavo. Così grande sontuosità richiama un di- 
luvio di gente da Napoli, da Fuorigrotta, dal Vomero, da 
Pianura, da Pozzuoli; e si vede allora per queste strade un 
incessante correre di carrozze, curricoli, biroccini, cavalli, 
muli ed asini sellati, tra mezzo ad un nugolone di polvere, 
che diventa tanto più denso, per quanto s'avvicina la sera. 1 

Congregazione. — Accanto alla Chiesa parrocchiale è la 
cappella della Congregazione di S. Francesco cV Assisi. In 
principio i congregati, essendo pochi , tenevano le radu- 
nate nella sagrestia della Parrocchia ; ma, poiché il loro 
numero si fu accresciuto, costruirono nel 1776 2 questa 
cappella , e sotto vi scavarono il cimitero pei confratelli. 
Il 1835 innalzarono nella cappella l'altare di marmo; e 
nel 1845 chiusero il cimitero, perchè ne avevano dovuto co- 
struire un altro nel Camposanto municipale, compiutosi in 
quell' anno. 



' Per Ki festa, un secolo addietro, non bì spendeva che otto du- 
citi, ed in questo modo: — « Per li preti per la Pesta dì S. Pietro 
> e Paolo — ducati 1, 3j Ter le trombette— 1, 3; Pel Fuoco artificia- 
le — l, 85 Pei grammaglietti — 1, 4 ; Per Le figure- 1, 8j Pei 
9 panni — 1, l; Per centrelle e miccio- 0,08. » — (Introito ed 
esito della Ch. parr. della villa di Socc. dal 1 Loglio L718. MS. del- 
l' Arch. parr. Esito ITI;)) Le trombette erano due. ed ì sonatori 

piantavano innanzi ai pilastri dell* uscio della Chii 
m boi entre ohe La gente entrava ad udire La messa can- 

Ed [grammaglietti erano dei mazzettini di fiori, i quali ser- 
vivano pecial mente ad abbellire Le borcie dei confratèlli della 
l ione, ohe accompagnavano i s .'m i nel girare pel vili 

• : Regole che si hanno da osservare da 1 fratelli della Congre- 
»tto il titolo di 8. Francesco d 1 a. iti nel oasale di Soc- 
Nella conohin ione. 



19 
Largo (li S. Pietro. — Innanzi alla Parrocchia ed alla 
Congregazione, si apre una bella piazza quadrata, detta il 
Largo di 8. Pietro; in mezzo alla quale sorge un tiglio 
bellissimo. Questa piazza faceva parte di un podere del 
Conservatorio del soccorso e splendore, dal quale l'ammi- 
nistrazione della Parrocchia l'acquistò nel 1832, con l'ob- 
bligo eli pagare 7 ducati ad anno per censo. I Soccavesi 
poi gratuitamente, lavorando qualche poco solamente alla 
domenica, lo sgombrarono del terreno soverchio, e vi fab- 
bricarono il muro d' intorno. 

Montevergine.— Questa cappellina è posta alquanto lon- 
tano dal centro del villaggio. La sua forma è più artistica 
di quella della Chiesa parrocchiale: è a croce, e sull'incro- 
ciatura si eleva una bella cupolina. E l'isolamento, e la 
bella forma le danno un non so che di misterioso. In una 
nicchia sull' altare maggiore, è una grande statua di mar- 
mo bianco , antica forse quanto la cappella , rappresen- 
tante la Madonna di Montevergine. 

Prima del 1816 questa cappella era molto piccola, ed 
era stata edificata da uno dei signori Donnarumma, pos- 
sessore del fondo in cui essa si trova. Nel 1816 poi, per 
le cure del reverendo D. Pieteo Morra, avendo il proprie- 
tario Antonio Rafaelle ceduta una porzioncina di suolo, 
fu , con danaro pubblico, allungata , e le fu data quella 
forma che ha al presente. È soggetta al patronato dei pos- 
sessori del fondo, che già appartenne al Donnarumma. 

La Madonna delle Grazie — è una chiesetta, di patro- 
nato del conte Ricciardi, messa in quella frazione che di- 
cesi Verdolino. Fu costruita dai frati Domenicani. 

Camposanto — Poco lontano dalla Parrocchia, infondo 
alla via Pia, sotto i lugubri cipressi ed i salici piangenti, 
è il Camposanto. Un largo viale, con i margini vestiti di 
mortella, mette innanzi ad una chiesa tutta bianca e seni- 



20 
plicissima. Da ciascun lato di essa si prolunga un muro, 
in mezzo al quale si apre un cancello ; — il recinto è una 
terra seminata di croci, e tagliata da varii viottoli. Dei ci- 
pressi sparsi, degli oleandri, delle rose, una fila di nicchie 
mortuarie, delle cappelle gentilizie sono i suoi ornamenti. 

Il Camposanto fu edificato nel 1842 e nel 1843, sotto 
la direzione dell' architetto Gennaro Rosso , a spese del 
Comune, e costò 1916 ducati. 1 In esso la Congregazione 
di S. Francesco d'Assisi scavò un sotterraneo, per seppel- 
lirvi i confratelli; e le famiglie Ciotola, Stefanelli, e Sche- 
rillo-Pandolfo vi edificarono tre cappelle gentilizie. 



1 irohivio comuna lei ( Iporo pubbiiohe, 



21 

CRONACA 

1 — Sulle falde dei Camaldoli si eleva una torre merla- 
ta, che si chiama la Torre dei Francia. I Franchi dovettero 
avere una grande potenza in queste parti ; ma essa non 
ebbe a durar molto, poiché dei Franchi a noi non rimane 
che la sola denominazione della Torre. Molte opinioni sono 
qui sparse, intorno allo scopo di questa torre. Il volgo la 
dice antica magione di re, altri luogo di sicura ritirata, 
nelle inondazioni delle orde dei Corsari; ma tutti conven- 
gono nel riconoscerla cosa di grandissima importanza. Si 
vide nel cortile un masso quadrato di piperno, e si disse 
che qaesto masso fosse l'uscio di una via sotterranea, la 
quale conduceva presso l'Eremo dei Camaldoli. Si volle ve- 
derla; ma non fu trovato che un piccolo fosso. Mettendo 
da banda tutte codeste fandonie, sembra cosa evidente che 
i Franchi si avessero costruita questa torre, per la stessa 
ragione che D. Rodrigo si costruì il suo castello tto. 

2 — In sul principio del 1700, Filippo V il Cattolico, 
re di Spagna, e signore di Napoli, chiese ai Comuni na- 
politani, col generoso titolo di donativo regio, somme esor- 
bitanti. Ed a questo povero Soccavo, che allora non giun- 
geva a mille abitanti, chiese 4000 ducati! Il Comune, co- 
m'era naturale, non li aveva, e dovette prenderli in prestito 
dal barone Amico d'Amico; al quale si obbligò di pagare un 
aggio annuo. Ma neanche quest'aggio poteva pagare; sic- 
ché contrasse , con lo stesso barone , un nuovo debito di 
2000 ducati, coi quali costruì la Panatica ed i Mulini, e, 
con quello che ne ricavava, pagava l'aggio di 190 ducati 1 . 

3 — Nel 1753 Carlo III volle che il danaro riscosso dalle 
gabelle di Soccavo, fosse speso pel cavamento di un pozzo, 
ad uso dei Soccavesi ; come si rileva da questa iscrizione, 
posta in fronte al Pozzo di piazza Giovanni Scherillo: 



Archivio comunale. 



22 

SITIENTES VENITE AD AQUAS 

CAROLUS III BORBONIUS MODO UTRIUSQUE SICILIAE 

NUNC HISPANIARUM REX PIUS AUGUSTUS FELIX 

PECUNIAM SACRAE YECTIGALIUM IMMUNITATIS 

QUAE PACTIS CUM SEDE APOSTOLICA INITIS 

REGIUM AERARIUM SPECTABAT 

UT AD PUTEUM EFFODIENDUM ADPLICARI POSSET 

HUIC SUBCAVENTIUM UNIVERSITÀ!! 

IDIBUS IANUARIIS ANNO MDCCLIII 

BENIGNITER CONCESSIT 

MOX DESIGNATI HUJUSCE CURANDI OPERIS STRENUISSIMI 

DUUMVIRI 

IOSEPHUS SEPA ET SABATINUS DE MARTINO 

FERDINANDO IV CAROLI III FILIO PUPILLO FELICITER 

REGNANTE 

PUTEUM IPSISMET AGENTIBUS TANDEM EFFOSSUM 

TUM IN PUBLICO SOLO CIVIUM COMMODO USUIQUE 

DICANDUM 

TUM LAPIDEM HUNC PERENNE TANTAE REI MEMORIA 

ANNO AERAE XSTIANAE MDCCLXI 

PONENDUM CURAVERUNT 

CAJETANUS SEPA AC IOANNES GRASSO POSUERUNT l 

4 — Nel 1852 il Comune aprì una strada che congiunse 
Soccavo alla via die, da Miano e da Antignano , condu- 
ceva al lago d 1 Agnano ; e questa strada costò 865 duca- 
ti. 2 Quando la Provincia vide aperto questo tratto , lo 



1 Assetati, eccovi l'acqua. Carlo III Borbone . re pio augusto 
felice delle due Sicilie, ed ora dello Spagne, ai 13 gennaio de 1- 
Panno 175:5, benignamente concesse a, tutto il popolo di Soccavo 
il danaro della sacra immunità delle gabelle ( l;i (pialo s'apparte- 
neva all'erario regio, a cagione delle trattative fatte conia Sede 
bolica), affinchè si Po >er cavare un pozzo. Tosto fu- 

rono Bceli i ;i fa due valentie limi uomini . Qiu- 

i (piali lo cavarono 6881 mede- 
simi, regnando felicemente Ferdinando IV, Bglio giovanetto di 
Carlo MI. Ed infine, dedicandolo al s"l<> comodo od uso pubblico, 
fecero e!"' , axl eterna memoria «li tanto l'ali >, 

e, nell'anno dell 1 era cri i lana i f6L — < 1 1 api e I ko- 

1 Ai-' in\ io comunale. ( >pere pubbli 



23 
volle continuare; e, facendolo traversare Soccavo e passare 
presso a Pianura, lo congiunse alla via di Campana. 

5 — Ai 22 agosto del 1854, verso il mezzogiorno, dalla 
fronte dei Camaldoli, e proprio dal luogo detto Pagliata, 
si distaccò un gran pezzo di tufo; il quale, precipitando 
per la china del monte, venne ad urtare contro alcune case, 
die erano presso alla Torre, e le distrusse; ed indi, imbat- 
tutosi nella Torre, vi fu rattenuta. Il terreno e le pietre che 
questo masso trasportò seco, ingombrarono uno spazio di più 
di quattordici moggia antiche. Nelle case era della gen- 
te, la quale restò sepolta sotto quel torrente, e solament e 
potettero essere salvati un uomo con suo figlio, quantun- 
que ambidue stessero nel letto infermi , ed un altro, che 
fu solamente ferito. Tosto fu spedito a Soccavo V archi- 
tetto Francesco dsl Giudice, e furono disotterrati i sepol- 
ti , i quali erano stati cinque. 11 danno che produsse que- 
sto scoscendimento di tufo, oltre alle cinque vittime umane, 
fu di 1000 ducati. Di poi fu inviato a Soccavo un drap- 
pello di Pionieri ed una compagnia di Zappatori, per ab- 
battere un altro pezzo di tufo in pericolo di cadere, presso 
al luogo donde quell'altro si era distaccato 1 . Ma i loro 
sforzi furono vani ; e quel pezzo di tufo è ancora lassù , 
come minaccia continua. 

6 — Non essendo bastevole al numero cresciuto degli abi- 
tanti il pozzo cavato pel beneficio di Carlo 1U, nel 1866 
se ne incominciò a cavare un altro nel largo di S. Pietro; e 
questo fu compiuto ai 12 agosto del 1867. Sulla sua fronte 
si legge questa scritta : 

A SPESE EGUALI DEL COMUNE E DELLA PROVINCIA 

CAVATO IN DIECI MESI 

ED APERTO ALLA PUBBLICA UTILITÀ 

IL DÌ 12 DI AGOSTO 1867 



1 Archivio comunale. Opere pubbliche. 



24 

e nella parete interna: 

FRANCESCO RUSSOLILLO ED 
ANT. FONTANA COSTR. L'OPERA 

7 — Nel biennio 1867-1868, le acque del lago d'Agnano 
esalarono più del solito i funesti miasmi; e tutti gli abita- 
tori dei paesi circostanti furono assaliti dalla febbre. Quei 
di Soccavo ne soffrirono più, tanto, che non v'era fami- 
glia , in cui non si contassero due o tre febbricitanti. Il 
Comune cercò di provvedere a questa sciagura, col distri- 
buire gratuitamente solfato di chinino e carne, e coli' au- 
mentare il numero dei medici. 

8 — Il 1876 fu costruito il palazzo comunale, il quale, 
per forma e per spazio , è il migliore fra quelli del Cir- 
condario. E costato 22000 lire. 



25 

GIOVANNI SCHERILLO 

Ai 22 marzo 1811, in una casa di Soccavo si celebrava 
una festa di famiglia: era nato il primogenito al più amato 
uomo del paese, a Michele Scherillo. A quel fanciullo fa 
imposto il nome di Giovanni. Sette anni dipoi , veniva a 
Soccavo queir egregio prelato , che fu Carlo Rosini , ve- 
scovo di Pozzuoli, in visita alla Parrocchia. Nella Chiesa 
vi erano dei fanciulli , a cui il Vescovo doveva muovere 
domande intorno alla dottrina cristiana. Fra essi il Rosini 
ne scorse uno attento , uno a cui balenava nell' ampia 
fronte un ingegno non comune. Gli pose affetto; e, quando 
furono compiute le funzioni, se lo fece condurre innanzi, 
insieme col padre, al quale chiese il consenso di educare 
quel fanciullo a proprie spese. Pochi giorni dopo Giovanni 
Scherillo partiva pel Seminario di Pozzuoli. Quando il Ro- 
sini l'ebbe vicino, gli accrebbe l'amore; ed ogni volta che 
andava a Napoli , lo conduceva seco , e lo lasciava a S. 
Pietro a Majella, ad apprender musica presso il Zingarelli. 
Ben presto lo Scherillo die' prova del suo grande inge- 
gno : componeva in musica e la eseguiva con grande va- 
lentia, scriveva forbitamente in latino , e mostrava perspi- 
cacia non comune negli studii d'Archeologia. A quei tempi 
si erano incominciati gli scavi, per disotterrare l'Anfiteatro 
puteolano; e lo Scherillo spendeva gran parte della gior- 
nata colà, a meditare su quelle fabbriche, che a lui rive- 
lavano la storia dei Romani. Cominciò allora la pubblica- 
zione periodica d' un suo lavoro, che intitolò : Studio sul- 
V Anfiteatro puteolano; la quale poi fu interrotta, aspettando 
che gli scavi si fossero inoltrati 1 . Venuto indi a Napo- 
li, fu eletto socio dell'Accademia Ercolanese 2 ; e, quando 



1 In questo frattempo pubblicò: — Dell'aria di Baja a tempo 
dei Romani, e di una meravigliosa spelonca, nuovamente scoperta 
nelle vicinanze di Cuma — Nap. 1844. 

2 In quest' accademia pubblicò : — A qual uso sia servita in 



26 
nel 1861 a quest'Accademia successe quella d'Archeologia 
Lettere e Belle Arti, lo Scherillo fa uno dei primi ad es- 
serne ascritto fra i socii. Gli atti di quest' illustre Acca- 
demia vennero arricchiti da molti importanti suoi lavori 1 , 
i quali divulgarono il nome dello Scherillo per tutta Italia 
e fuori. Ed il Mommsen, quando venne in Napoli, volle co- 
noscere di persona il chiaro Archeologo. 

Attese anche moltissimo agli studii di Archeologia sacra; 
ed illustrò le Catacombe napolitane con memorie accu- 
ratissime 2 ; sparse una piena luce sulla storia dei heati 
Martiri d'Otranto; ed, in questo ramo dell'Archeologia, si 
mostrò grande soprattutto con la Venuta di S. Pietro Apo- 
stolo in Napoli. E fu ancora fondatore di un' Accademia 
d'Archeologia sacra, per spingere i giovani a coltivar quella 
scienza. 



origine la Grotta di Sejano; diss. 2 — e — Di ima antica sotterra- 
nea strada fra Cuma ed il lago Averno. 

Ed in questo medesimo tempo dette fa ori negli Annali di Bonifi- 
cazione fan. II, voi. II.) — Dei laghi Lucrino ed Averno. 

1 Dell'Arena degli anfiteatri — Dove fosse il Sacello del Nume — 
Del Sacrificio che precedeva lo spettacolo — Delle Macchine degli 
spettacoli — Di un piccolo Corridoio sotto il Podio — Dei sotterranei 
dell'Arena — Delle Naumachie — Si pagava il posto agli spetta- 
coli? — Della Cavea in generale — Della Cavea dell'Anfiteatro 
puteolano — Delle Tessere per entrare agli spettacoli — Come i Ko- 
tnanj bì guarentissero dalle intemperie agli spettacoli — Sul porto 
Giulio — Sul porto di Miseno — Di una Iscrizione puteolana 

8 Studii su le Catacombe napoli!. me; diss. 5. 

Altri Lavori di Archeologia sacra Bono: - Della venuta di Costan- 
tino Magno in Napoli — Della venuta del Pontefice S, Silvestro in 
Napoli — Delle due Bante Candide napolitano — Della Chiesa di 
S. Pietro ad Aram— -Gli Atti di S.Gennaro riveduti dopo Le cele- 
■ del Mazocchi e <l« i ll<> Stiltingo- Dell' antichità e 
rullo della effigie di Banta Maria della Sanità in Napoli , nella 
i cimiteriale della Catacomba «li S. Gaudioso - Del Culto «iella 
[ne nei primi secoli del Cristianesimo Del Santua- 
rio della Madonna di Piedigrotta • 'Fasti della Chiesi I loli- 
ta terra «li Caivano «• S. Maria «li Campigliene Leggenda 

del Monaco Emmanuele I fon! qo, 



27 
Fu scrittore elegantissimo nella lingua italiana, non se- 
condo ad alcuno dei contemporanei nella latina. « A leg- 
» gere quelle care sue prose, e i versi e le iscrizioni latine 
» ti pare di respirare V aura purissima di quei tempi beati 
» dell' età di Augusto, ti pare eli udire attorno a te quel 

> popolo romano, che parla la sua lingua imperatoria, co- 
» me scorre naturale dal labbro di chi la succhiò dal seno 
v materno. Né, cosa rara in questi tempi, la perfetta cono- 
» scenza della forma latina è in discapito nello Scherillo 
» della profondità critica e filologica, o viceversa; ma con 
» felice connubio egli accoppia insieme le due doti, talché 

> lo scienziato non distrugge l'artista, né questo quello; e 
» se negli scritti latini tu ammiri l'artista nel modo, eom'ei 
» maneggia la forma latina, nella Storia critica della Let- 
» teratura latina, scritta in italiano, tu vedi il filologo, nel 
» modo, onde ei discorre Y origine e lo svolgimento della 
» lingua e della letteratura latina » \ , 

Nel 1870 concorse per la cattedra di Letteratura lati- 
na, allora aperta nella r. Università degli Studii di Na- 
poli; e riuscì il primo fra i concorrenti. Ma non gli si volle 
affidare la cattedra , che straordinariamente 2 . L' anno 
dopo, banditosi di nuovo il concorso , ed essendo riuscito 
di nuovo primo, il Governo non volle dare a lui il posto. 
Invece annullò tuttaddue i concorsi, e creò professore uno 
dei giudici ! Contro sì aperta ingiustizia reclamarono i con- 
temporanei; ma di questi reclami si risero i potenti invere- 
condi. E lo Scherillo è dovuto morire insegnante di la- 
tino in un liceo municipale ! 



1 C. M. Tallarigo — Giovanni Scherillo (Ateneo — giorn. del- 
Tistit. G. Galilei; an. 1, fase. 6). 

2 In prolusione al corso , lo Scherillo lesse quella splendida 
orazione latina, che ha per titolo — De latinorum classici aevi 
scriptorum praestantia, quantisque Italiani studiis eos prosequi 
oporteat. 



28 

Fu poeta 1 ed epigrafista 2 eminente. La malinconia 
che spirano le epigrafi funeree, dettate da lui, invade l'a- 
nimo, e lo conduce a spaziare per un campo di mesti ri- 
cordi, e di lontane speranze in un avvenire indeterminato. 
Filosofo 3 ed oratore cospicuo, fece parte dell' almo Col- 
legio dei Teologi di Napoli, e scrisse nove volumi di ora- 
zioni sacre. 

Ebbe un'indole affabile; fu amorevole con tutti, ed esi- 
mio soccorritore dei poveri ; sincero e scevro delle arti infami 
della città. Piacevolissimo nel conversare, fu amato da tutti, 
e massime dai bambini, che sedevano intorno al buon vec- 
chio , per udire quei raccontini tutto brio , eh' ei narrava 
con tanta grazia. 

Giovanni Scherillo morì agli 11 febbraio del 1877, in 
Napoli. Il Municipio di codesta città gli deliberò un posto 
fra gli uomini illustri, nel Camposanto napolitano. Ed il 
Municipio di Soccavo, ad onorar la memoria del suo grande 

1 Elisabeth cognatam suam domi convenit Maria, elegia — Dei- 
para virgo in antro prope Lurdem puellulae cuidam apparet anno 
1858, el. — Ad Jesuni Redemptorem, el. — In Virginem Mariani al) 
Angelo nunciatam, el. — In Iesum dominnm nagellis sectum, el. — 
G-. Girardi et J. Tagliartela, el. — In obitn D. Gargiulo, el. — la 
obitn E. Majuri, el. 

2 Latinae inscriptiones — Per S. Mercadante, iscr. — Per V. Bel- 
lini , iscr. (Apot. del 187G) — Pro fan. C. M. Berrnti, iscr. — Per 
E. Pagano, iscr. — ecc. 

8 Del primato del sommo Pontelice nella Ch. universale — Se 
La Ch. rom. possa dismettere L'uso della lingua Latina — Della in- 
tolleranza della Ch. cattol. e della liberta di coscienza — La Ch. è 
ella mai ali 1 altezza dei tempi per intendere i bisogni della presente 
: e portarvi rimedio? — in mezzo a tanto progresso dei tempi 
ili qual Luogo pub ella aver La Ch. eoo La immobilità delle Bue 
dottrine? Begli veroche La Ch. delle Cataoombe non può essere 
convenevole al Becolo XIX?- È egli veto <'li< i La Ch. per La Bua an- 
tichità cade in faciumi e <i ll(, i ohe roglion ricoverarsi bra 1< % sue 
mura '"non rischio di rimanere schiacciati dalle sue rovine? 
i lei de ri ini della ch tè di Etoma I >el Sillabo. 

A queste opere fce< lunga La Storia dei quattro 

primi Cmicilii ecumenici. 



29 
concittadino, stabilì che fosse posta una lapide , con una 
iscrizione commemorativa, in fronte alla casa, in cui era 
nato; diede il nome di Giovanni Canonico Scherillo alla 
via dov 1 era la casa ; e volle che nella sala del Consiglio 
comunale ne fosse posto il ritratto. La iscrizione, posta 
in fronte alla casa, fu dettata dal prof. Carlo Maria Tal- 
larigo, ed è questa : 

AL CANONICO GIOVANNI SCHERILLO 

NATO IN QUESTA CASA 

IL XXII MARZO MDCCCXI 

NELLE LETTERE GRECHE E LATINE 

PERITISSIMO 

ARCHEOLOGO FILOSOFO ORATORE 

INSIGNE 

A PERPETUA MEMORIA 

IL MUNICIPIO DI SOCCAVO 

POSE 

IL XXIX APRILE MDCCCLXXVII 



30 

INDUSTRIA 

Essendo Soccavo un paesello lontano da Napoli non più 
che cinque chilometri, i suoi abitanti si possono dare così 
alle arti contadinesche , come alle cittadine. La maggior 
parte si dà all'agricoltura, ed a vendere frutta , vino ed 
altri ricolti. Un' altra porzione attende all'arte del bosca- 
iuolo ; la quale consiste nell' andare prima di giorno nei 
boschi a ponente di Soccavo , stare quasi tutto il giorno 
colà a raccogliere, secondo la stagione, funghi, asparagi, 
corbezzole (sòvere pelose), ed anche erbe credute medicinali, 
come torcamàra, fumaria, e mandarle il mattino seguente 
a vendere nella città, dalle loro donne. Un' industria ca- 
ratteristica è quella di vendere gli scopettini ; i quali ser- 
vono a spolverare le pareti, e sono formati da una canna, 
alla cui cima è legato un mazzettino di penne. Codesti 
singolari industrianti, detti cannaiuóli , abitano , la mag- 
gior parte, in una via detta Fondaci, appunto per i loro 
magazzini di canne. 



31 

NOTIZIE STATISTICHE 

Il territorio di Soccavo è di 1413 moggia antiche, che 
equivalgono a 474 ettari, cioè a chilometri quadrati 4,74. 

Il numero degli abitanti, secondo il censimento del 1876, 
è di 2204, dei quali 1759 abitano nel villaggio, e 445 
sono sparsi nei campi ; dimodoché, per ogni chilometro qua- 
drato, vi sono 465 abitanti. Le famiglie sono 510, formate 
ciascuna, in media, da 4,32 individui. Il numero dei ma- 
schi è 1074, delle femmine 1130. 

Nel decennio 1867-1876, la media animile del numero 
degli atti di nascita , morte , e matrimonio è la seguente : 

Nati 80 

Morti 57, 6 

Matrimonii . . . . 16, 3 

Circa all' età si contano 

fino ai 5 anni abitanti 407 

dai 5 ai 10 » 249 

dai 10 ai 20 » 357 

dai 20 ai 30 » 381 

dai 30 ai 40 * » 279 

dai 40 ai 50 » 241 

dai 50 ai 60 » 158 

dai 60 ai 70 » 102 

dai 70 agli 80 » 25 

dagli 80 ai 90 » 5 

Riguardo allo stato civile, vi sono 

Celibi 1140 

Coniugati .... 964 
Vedovi 100 



32 

In quanto alla professione, si contano 

Agricoltori 511 

Barbieri 7 

Bettolieri 6 

Boscaiuoli 55 

Caffettieri 6 

Calzolai 16 

Cannaiuoli 25 

Farmacista. . t 1 

Impiegati 4 

Insegnanti 2 

Levatrici 2 

Medici 2 

Montesi, Muratori ed altri artigiani . . 46 

Pensionarli 10 

Pizzicagnoli 7 

Possidenti 143 

Preti 9 

Sarti 31 

Studenti .• 5 

Tabaccai 3 

Senza professione determinata . . . . 1313 

Totale 2204 



Mi! 



Circa V istruzione, la statistica del 1876 segna appo 
420 che sappiano leggere < i scrivere, cioè una media di 19 
su 100 abitanti. Consultando inoltre i registri delio Stato 
civile del decennio L867-1876, si ha che, sopra 163 main- 
inomi , Inatto in sottoscritto 40 volte dallo sposo e 17 
dalla sposa; il che dà una media distrazione per gli sposi 
di 24,54 su cento, e per Le Bpose di 10,43 su cento, cioè 
ana media totale d'istruzione per i contraenti matrimonio 
di 17,48 hi cento. 



33 

La quantità del ricólto nel 1876 è stata questa: 

Vino ettolitri 3000 

Grano » 660 

Granone » 660 

Fagioli » 330 

Noci » 110 

Fave » 48 

Orzo » 48 

Patate ......... quintali 5000 

Frutta propriamente dette, come 

pesche, uva, fichi, mele, ecc. . » 10000 

Per tasse dirette nel 1877 Soccavo paga 

per tassa sui Terreni . . . . L. 35180,71 
per tassa sui Fabbricati ...» 4719,39 

per Ricchezza mobile .... » 1560,27 



cioè . . . > 41460,37 

da cui tolte lire 8000 per gli Addizionali del Comu- 
ne , e 7253,99 per quelli della Provincia , ossia in tutto 
lire 15253,99, si ha che il Governo riscuote lire 26206,38. 

Presentemente Soccavo è un comune aperto, e paga solo 
il Dazio governativo di consumo, avendo il Consiglio ri- 
nunziato alla facoltà di sovraimporre addizionali anche su 
questa tassa. Essendo data la riscossione di tali dazii in 
appalto a privati, non si può sapere con precisione quanto 
ne sia il provento; ma si può supporre approssimativa- 
mente di lire 2500. 

Pel Bonificamento del bacino dei Bagnoli, si pagano 
lire 578,30. 

Il Bilancio d'introito del Comune, per Tanno 1877, è 
il seguente : 



84 



Rendita su di un censo. . . . L. 212,50 
Addizionali alla tassa sui Fabbri- 
cati e Terreni » 8000,00 

Tassa di Famiglia » 4900,00 

Tassa su gli Animali » 1200,00 

Tassa cT Esercizio » 600,00 

Altre piccole tasse » 305,25 

Partite di giro » 1839,68 



Totale dell'introito 



L. 17057,43 



Sulle Partite di giro, V aggio all' Esattore per la riscos- 
sione delle 'tasse dirette governative provinciali e comu- 
nali, è di L. 1530. 

Il Bilancio dell' uscita poi è questo : 





SPESE 








OBBLIG 

ordinarie 


ATOBIE 

straordinarie 


SPESE 

FACOLTATIVE 


TOTALE 


Oneri patrimoniali . L. 


1779,69 


— 





1779,69 


Spese <Tamministr. e » 


2548,50 


4100 


— 


6648,50 


Polizia <T igiene . . » 


1643,20 


5U 


76,50 


1769,70 


Sicurezza pubblica e 
giustizia » 


195,95 


225,01 


2C 


440,96 


1 Ipere pubbliche . . » 


501 


— 


— 


501 


Istruzione pubblica . » 


1148 


— 


75,50 


1228,50 


Culto » 


150 


1417,80 


— 


1567,80 


Beneficenza » 


1 10,02 


— 


857,82 


197,84 


Bervizii diversi ...» 


379,26 


860 


50 


789,26 


baie li. 


8485,62 


6152,81 


579,82 


15217,75 


\ cui aggiungendo i» 


t Partite di giro . . 

• ito 1<'<;iI< 1 di . . . . 


. . . . L, 

. . . li. 1 


1889,68 


i ba un i 


1 7057,48 I 



35 

In guisa che Soccavo per l'anno 1877 paga 

(dirette L. 26206,38) T 
al Governo per tasse l . ,. ^^ l L. 28706,38 

1 (indirette > 2500,00) 

alla Provincia » 7253,99 

pel Bonificamento del Bacino dei Bagnoli . . » 578,30 

_ (tasse comunali L. 15004,25) Hn „ nt _ 

al Comune per ( . . \ » 16534,2ò 

faggio di riscossione » 1530,00) 



Totale .... L. 53072,92 
La quota media delle tasse, pagata da ciascun abitante 
nell'anno 1877, è la seguente: 

Quota governativa . L. 13,03 

Quota provinciale » 3,29 

Quota pel Bonificamento dei Bagnoli . » 0,25 

Quota comunale , . » 7,50 

Totale . . . L. 24,08 



3G 

CENNI 



STORIA NATURALE 

per A. D. V. 

La valle, in cui è posto il villaggetto di Soccavo, è il 
fondo del cratere di un antico vulcano; e vien ciò dimo- 
strato non solo dalla disposizione a conca delle circostanti 
colline , ma ancora dalla loro costituzione litologica , es- 
sendo quasi interamente formate di tufo giallo, piperno, 
lapillo , pozzolana , e qualche straterello di cenere incoe- 
rente. 

Il tufo trovasi in diversi punti del colle dei Camaldoli, 
ma a livelli molto ineguali , or formandone le più alte 
creste, e questo è caso più frequente, come avviene a Pi- 
gnatiello, sotto il Cenobio, ed in quel punto che sovrasta 
alla Torre dei Franchi, là dove avvenne lo scoscendimento 
del 1854; ed ora le parti medie, come al promontorio del 
Calonico; o la parte infima, come a Verdolino. In nessun 
altro punto di Soccavo esiste tufo, e specialmente non se 
ne trova traccia nei luoghi più avvallati, anche scenden- 
do a grandi profondità , siccome è stato appunto provato 
dagli scavi fatti per l'ultimo pozzo d'acqua potabile. E 
notevole intanto, come, poco più oltre dei termini ammi- 
nistrativi del Comune, e propriamente nella ria arena, e 
poi più oltre, al Lacco, il tufo affiori alla superficie del 
suolo, sicché fa parte del piano della ria. La qualità di 
questa pietra è mollo varia, soprattutto riguardo alla du- 
rezza, che, anche in uno stesso liii>,u r, N è diversa, si rondo 
la raria profondità, A Soccavo il tufo è detto monte) donde 
ai tagliatori di esso bì dà il uome di tagliamonti o montesi. 

11 piperno è Limitato ad una piccola zona dei Camaldoli, 
i ciré i mi trenta metri, <• renti, che B'interna 



37 

nelle viscere del monte , per continuarsi , a quanto pare, 
con la massa di piperno di Pianura. Dal versante di Soc- 
cavo questa massa affiora in corrispondenza dei così detti 
Monti, ad un' altezza di circa 150 metri dal piano del 
villaggio. Il piperno, o trachite sanidinica, è una bella pie- 
tra grigio-cenerina, con piccole fasce orizzontali di un 
azzurrino oscuro, formato della stessa materia, di cui ri- 
sulta tutta la massa (cristalli di ortoclasia-sanidina di ogni 
dimensione, con varii minerali accessorii: Breislacliite, II- 
menite, ecc.), ma più consistente/Sembra che il piperno, 
già nei tempi addietro tagliato a Soccavo, fosse stato di 
una qualità molto migliore che non è al presente, e que- 
sto è dimostrato dalla Croce e dai pilastri che si trovano 
a far parte di varie case del villaggio. Quello che oggi si 
vede nella Cava è quasi tutto molto fragile, e certamente 
poco atto alle costruzioni. 

Il lapillo forma degli straterelli, di una spessezza varia, 
da qualche decimetro a poco più di un metro. E più ab- 
bondante alle falde occidentali del monte, ma trovasi an- 
cora nel fondo della valle , scavando il suolo a varia al- 
tezza. 

Abbondantissima è la pozzolana, detta anche tasso dai 
Soccavesi , quando è molto coerente. Forma Y intero sot- 
tostrato di tutta la valle, talvolta affiorando alla super- 
ficie del suolo, ed altre volte essendo appena coperta da 
un leggiero strato di terra vegetale. Nello scavare il pozzo 
del Largo di S. Pietro , fu trovato uno strato di pozzo- 
lana, della spessezza di 30 metri, e, sotto di questo, scorie 
di diversa maniera, fino alla profondità di 83 metri, dove 
esisteva l' acqua. 

Le ceneri incoerenti sono molto scarse , limitandosi a 
qualche sottilissimo straterello di tre a quattro centimetri. 

La terra vegetale raramente sorpassa la spessezza di un 
metro. 

I due pozzi, scavati Tulio in piazza Giovanni Scherillo, 
e l'altro nel Largo di S. Pietro, distanti l'uno dall' altro 



38 
in linea retta di circa 200 metri, provano incontestabil- 
mente nel sottosuolo di Soccavo, alla profondità di circa 
80 metri, la presenza d'uno strato d'acqua, risultato senza 
dubbio per infiltramento delle acque piovane dei dintorni. 
Nel volgo è generalmente diffusa la falsa credenza , che 
tale acqua derivi per infiltramento diretto dell' acqua ma- 
rina , purificata e privata di sali nell' attraversare i ter- 
reni frapposti. Quest'acqua ha la temperatura di 12 gradi, 
ed è abbastanza limpida ; ha un sapore molle e legger- 
mente alcalino , e contiene in soluzione del solfato e del 
bicarbonato calcico , onde avviene che non scioglie bene 
il sapone, e mal si presta a lavare i panni. 

La vegetazione delle piante spontanee nel suolo di Soc- 
cavo è abbastanza meschina, similmente a ciò che avviene 
d' ordinario nei luoghi vulcanici. Tra le famiglie di piante, 
meglio rappresentate, si possono citare le Graminacee, le 
Labiate , le Crucifere , e le Leguminose. Nelle selve dei 
Camaldoli abbondano le Orchidee. Tra le specie poi più 
ricercate dai botanici, notiamo la presenza della Fenda 
ncapólitana ( Femtcchie sarvàteche ) , della Matthióla rupe- 
stris ( Viola marina sarvàteche) e, della Br astica incarta 
( Vntoccole sarvàteche), che si trovano nei luoghi più erti 
ed aridi del versante meridionale ed occidentale dei Ca- 
maldoli. 

La vegetazione delle piante coltivate è invece prospe- 
revole, grazie alle amorose cure degli agricoltori. Squisi- 
tissime sono lo uve dello colline, specialmente la Sanci- 
ti lla^ olio gareggia con quella di Salerno; assai mediocri 
quelle della pianura, dove particolarmente la vite è col- 
tivata mollo alta. Nel piano invece si coltivano vow ot- 
timi risultati, liberi, il noce, il pesco (perache) y il 
;. il melo, il pero, il sorbo (subvero) } il ciliegio 
ed il fie<> ; e, fra 1< 1 piante erbacee, il frumento 
(grano)i i (yJUurumàno), L'orzo (uorge)>i\ frumen- 
tone (granurìnio) , la fava, il pisello, il fagiuolo 



39 
la patata (potane)^ il canape (cannale), ed il lino; e, come 
piante di soverscio, o per pascolo del bestiame, il lupino, 
il trifoglio (peràte), la rapa, l'avena ed il loglio ((Migliate) . 
Scarsi vi sono il pino, il gelso (cieuze), ed il pioppo (chiupp), 
limitato quest 1 ultimo a sostegno delle viti. Scarsissimo è 
l'ulivo ed il castagno, ed oggi non vi è quasi più in Soc- 
cavo una pianta d 1 albicocco (cresuommole) , che prima vi 
era abbondantissimo. 

In quanto alla fertilità del suolo, bisogna prima di tutto 
tener conto che i numerosi alberi fruttiferi rendono in 
molti punti, con la loro ombra più o meno fitta, assai sten- 
tata la vegetazione delle piante erbacee. Pure in media 
si ha che per il 

fagiuolo 1 parte di semente ne rende 5 di ricolto 
frumento » » » 13 » 

frumentone » » » 60 » 

Tra gli animali che vivono allo stato libero, citeremo i 
pipistrelli (spurtigliùni), la donnola (filinola), la volpe, il 
tasso (mélògna), il topo di campagna ed il domestico (sòrice), 
il topo decumano (zòccola), il ghiro (volerò), ed il mo- 
scardino (nizda); il nibbio ( cistariello ), la civetta (ente- 
ciuvèttola), il barbagianni (facceromm), il colombo selva- 
tico (palammo, trovasi sui Camaldoli), varii passeri, l'usi- 
gnuolo (ruscignuòlo), il merlo, il tordo, (marvizz), la qua- 
glia e la beccaccia (arcèra); la lucertola dei muri, il ra- 
marro ( lacerta verde, trovasi ai Camaldoli ), il gecco (la- 
certa vermenàre), diversi colubri, per es. il cervone (serpe 
janco) ed il carbonario (serpe nire), la vipera, la sepe (ci- 
cella) e l'angue (anche cicella); il rospo (ranavòttola),\a, 
ranocchiella degli alberi (ranugnellà); la lumaca (maruzzd), 
ed il lumacone; molti insetti e ragni. 

Tra i domestici, oltre a numerosi cani , gatti e polli, 
la statistica di Soccavo registra, per Tanno 1877, 65 ca- 
valli, 10 muli, 160 asini, 200 porc ; , 160 vacche. Mancano 
interamente le capre e le pecore, ma ogni mattino ven- 



40 
gono a pascolare nei campi di Seccavo cinque o sei di 
quei branchi di capre, che provvedono di latte la città di 
Napoli. Vi si trovano poche e piccole conigliere, composte 
ordinariamente di porcellini d' India (cimigli suricigni) , e 
più raramente di conigli propriamente detti (cimigli lepa- 
rigni). L'allevamento dei filugelli (agnulilli) è abbastanza 
meschino; e vi è appena qualche piccolo alveare di api 
{lape). 



., ,in Commi I i ' 



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